Matera, Ferrandina e Grassano alla Biennale di Architettura di Venezia

L’architettura torna a parlare di accoglienza e di responsabilità sociale.
ARCIPELAGO ITALIA è il nome del Padiglione Italia alla 16° Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, a cura di  Mario Cucinella, che concentra la sua attenzione sullo spazio urbano che corre lungo la dorsale italiana, dall’Arco Alpino, lungo l’Appennino, sino nel Mediterraneo.

Nei “Cinque Progetti per il Paese”, sono state individuate delle aree strategiche in cui sono state avviate attività di coinvolgimento con cittadini e stakeholder e iniziative specifiche: Matera nella sua relazione con la Valle del Basento; la Barbagia con la piana di Ottana, nella regione centrale della Sardegna che si estende lungo i fianchi del massiccio del Gennargentu; la Valle del Belice con focus su Gibellina, nella Sicilia occidentale in provincia di Trapani; il Cratere e Camerino con la zona dell’Italia Centrale colpita dal terremoto del 2016; l’Appennino Tosco-Emiliano con particolare attenzione al Parco delle Foreste Casentinesi.

Il curatore Mario Cucinella ha coinvolto in questa s da un collettivo interdisciplinare con architetti, urbanisti, esperti della progettazione partecipata, fotografi, rappresentanti delle università locali ed altri consulenti, chiedendo loro di lavorare su cinque aree strategiche per il rilancio dei territori interni del Paese, attraverso lo sviluppo di progetti sperimentali che possano diventare strumento di discussione e ausilio anche per comunità e amministratori locali. L’obiettivo è quello di contribuire a definire le opportunità̀ dei territori mediante l’architettura, fornendo esempi di un possibile approccio metodologico per una visione futura del Paese. Gli esiti di questo processo saranno raccontati nell’ambito del Padiglione Italia 2018.

Un itinerario con un centinaio di tappe suggerite da piccole architetture di qualità realizzate negli ultimi anni e frutto di una call promossa dal curatore, in dialogo con esempi tratti dalla storia, nella relazione tra architettura e paesaggio; un viaggio verso il futuro indagando lo stato di fatto e proponendo una riflessione su temi di attualità come le periferie, il post terremoto, le aree dismesse, gli scali ferroviari e la mobilità; cinque progetti sperimentali in altrettante aree del Paese.

Il Padiglione Italia alla Biennale Architettura 2018 è stato concepito come un’opportunità per questo Paese, una riflessione di respiro internazionale utile alle comunità di questi luoghi e in ne una ricerca applicata per trasformare l’analisi in proposte concrete.

“ARCIPELAGO ITALIA presenta l’Italia delle mille piccole città, fatta di centri e borghi delle aree interne del nostro territorio, l’Italia della qualità della vita, della bellezza, dei saperi, dove le persone, con le loro conoscenze e competenze, sono la risorsa principale del territorio. Inoltre ARCIPELAGO ITALIA ha il pregio di mantenere alta l’attenzione della comunità internazionale sui luoghi dell’Italia centrale colpiti dal sisma e sulla s da della ricostruzione e della valorizzazione dell’intero Appennino”

“Il Padiglione Italia curato dall’architetto Mario Cucinella per la 16. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia o re uno spunto interessante. L’Italia è una realtà composita non caratterizzata da grandi metropoli, ma da arcipelaghi di luoghi di varie dimensioni e densità, centri storici, città grandi, periferie, luoghi agricoli, città minori, borghi, un tessuto di entità distinte ma continuo, che chiede a gran voce di essere considerato come terreno variegato, sul quale si manifesti senza gerarchie la nostra capacità di vivi care. Si inserisce bene nel contesto della Mostra Internazionale, che ha come titolo “Freespace”, in quanto non rappresenta semplicemente un nuovo motivo di compiacimento per l’eredità del passato, ma perché contribuisce a inquadrare meglio le caratteristiche del nostro spazio abitato, sul quale vorremmo vedere l’architettura all’opera per le necessarie sue continue rigenerazioni, vero terreno di cimento per la nostra civiltà presente, tema ineludibile del nostro immediato futuro” commenta Paolo Baratta, Presidente della Biennale di Venezia.

“La ricerca condotta per il Padiglione Italia alla Biennale Architettura 2018 indaga grandi ambiti a partire da differenti punti di vista: sostenibilità e ambiente, inclusione sociale e condivisione dei patrimoni immateriali, terremoti e memoria collettiva, lavoro e salute, rigenerazione e creatività contemporanea. Temi costantemente all’attenzione della Direzione Generale e contributo alla costruzione dell’agenda urbana italiana. Tutto ciò attribuendo valore centrale alla qualità di un’architettura costruita, che parta dal confronto e dal dialogo con le comunità per rispondere innanzitutto alle loro aspirazioni e desideri” aggiunge Federica Galloni, Direttore Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane del MiBACT e Commissario del Padiglione Italia.

“Un sinuoso spazio oscuro che può essere visto non solo come un insieme di territori interni, ma come una grande terra di mezzo incorniciata tra le città dell’Adriatico e del Tirreno, come un molo proteso nel Mediterraneo, dove la tradizionale contrapposizione tra Nord e Sud si smaterializza davanti a quello che possiamo definire come ARCIPELAGO ITALIA. Queste aree, spazialmente e temporalmente lontane dai centri di servizio essenziali, sono detentrici di un patrimonio naturalistico e culturale inestimabile, fattore che, unito alla loro estensione territoriale, ci ha spinto a considerarne il rilancio come un tema altamente strategico per il nostro Paese” spiega Mario Cucinella, curatore del Padiglione Italia alla Biennale Architettura 2018

In questi ultimi anni l’attenzione dell’architettura si   focalizzata sulle grandi opere nelle aree metropolitane, con più̀ di 4000 comuni, che rappresentano il 60% del territorio nazionale ed il 25% della popolazione, che rischiano di essere tagliati fuori, perdendo quella biodiversità espressiva che preferisce la giusta misura ai gesti grandiosi. “In quest’ottica – dichiara il curatore – vogliamo dar voce a quel ricco e proli co mondo dell’architettura empatica che si esprime in piccole azioni di miglioramento e di dialogo, capaci di affrontare il rapporto, ovviamente mai completamente risolto, tra la storia, il contemporaneo e il paesaggio. Soltanto così il lavoro degli architetti può̀ tornare ad un ruolo di responsabilità̀ sociale”.

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